lunedì 26 gennaio 2009

Bologna-bilan 1-4


Un Bologna sparagnino comincia bene e va' in vantaggio su' rigore!(incredibile!)
l'arbitro ripara subito l'offesa con un rigore per i bilanisti.
Mudy fa' il suo "solito" intervento Kamikaze e kakka chiude l'incontro con un bellissimo goal.
Deprimente la cornice di pubblico in ansia per fotografare i brufoli di merdkamp
bella invece l'Andrea Costa.
tutti a Bergamo!

edit: pubblichiamo con piacere uno scritto molto bello apparso sul forumrossoblu a firma dell'utente "nessuno".

Vaffanculo a tutto lo stadio. Coro triste e amaro ma ineccepibile, quello della giornata di ieri. Un altro piccolo sfregio identitario: dopo i muslim genuflessi in direzione della mecca sul sagrato di piazza maggiore, i milanisti per tre quarti di stadio proni a novanta gradi, verso il mausoleo di arcore. E non erano solo maruchèin, ma anche tanti bolognesi. Come in quel film di fantascienza in cui metti gli occhiali stroboscopici, e il volto della gente normale che stava intorno a te si deforma improvvisamente nel ghigno al botulino di Berlusconi, o nello spasmo idiota di Galliani. E con Tagliavento, inutile come l’attività del suo cognome, nella parte del terrestre collaborazionista che si spezia da solo col prezzemolo, per farsi divorare meglio.

Ma a guardarli meglio, i lucertoloni rossoneri travestiti da visitors, c’è da essere ancora una volta orgogliosi di noi, e dei nostri colori. Fateci caso: dalle loro parti di stadio, era tutto un occhieggiare di flash, un cigolio di gridolini, uno spetazzare di applausetti da claque dello spettacolo pomeridiano. Segaioli del tifo, guardoni da spogliatoio, poveri coglioni che stanno sempre chiusi in casa ed escono solo una volta all’anno, per andare sulla collina col telescopio ad avvistare la cometa, perchè gli han detto che passa solo quella volta, e poi più. Tutti con la mano sul pacco e la bava alla bocca, a guardare per la penultima volta dal vivo i loro eroi: Kakà che con una mano sfoglia la bibbia e con l’altra conta i trenta denari (è vangelo, bellezza: la destra non sa quel che fa la sinistra); Pato che gioca coi lego, Pirlo che apre le palpebre solo nei giorni di mercato, Beckham che si fa la ceretta e Abbiati che, in plastica presa a terra, spezza le reni ai fili d’erba.

E rifateci caso: anche quei mugolii di piacere sugli spalti, quei muggiti di stupore ad ogni ancheggiamento dei loro gormiti preferiti, svelavano il solito orgasmetto da onanisti frustrati. Come l’adolescente brufoloso sfinito di pugnette e coi calli alle mani, che appena vede una ragazza in bikini sulla spiaggia pensa: cazzo, ma allora esistono davvero.

Noi, come dicevo, siamo più fortunati. La nostra ragazza in bikini rossoblu, sia pure un po’ irsuta e con la cellulite, la pastrugnamo tutte le sere. La nostra cometa domestica e quotidiana, ce la andiamo a rivedere un giorno si e l’altro pure, in tutti i cieli della nostra città. Va bene, a volte è una cometa stracca, a pedale, a volte manda odore puzzolente di lampadina bruciata, a volte più che librarsi nell’azzurro si impantana a terra in mezzo alla sabbia, come una sogliola asciutta. Ma è tutta nostra, dall’inizio alla fine: è reale, non è un miraggio, o una foto sul diario, o una sfilata di moda. E’ brutta come i dribbling di Adailton e i cross di Zenoni, ma è bellissima come una giravolta di Di Vaio, che ormai assomiglia sempre più a un nureyev agile e aggraziato capitato per sbaglio nel corpo di ballo di full monty.

Guardando la curva, ieri pomeriggio, splendidamente illuminata a giorno dal primo al novantesimo, rabbiosa e ironica, contrapposta alla fighetteria liftata dei milanisti a targhe alterne, per un attimo mi è sembrato di assistere a un derby di giapponesi. Giapponesi di oggi, col sorriso beota eternamente stampato sulla faccia che fotografano i vigili e i semafori, contro giapponesi di ieri, ingrugniti e furibondi, pochi maledetti e sempre, a scavare trincee nella giungla, che hanno finito le munizioni e si difendono con le fionde e con le pietre, in nome di un ideale che non morirà quasi mai.

Bella e commovente davvero, l’andreacosta di ieri. Bella curva e bella gente, nome per nome, faccia per faccia, berretto per berretto e madonna per madonna. E forse ieri pomeriggio non c’era nemmeno bisogno di comete, perchè la luce l’abbiamo portata da casa.

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"Siam venuti fin qua..."